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Campania

dal 3 luglio al 31 agosto, presso il Complesso Monumentale dell'Annunziata di Ravello (SA)

Antonio D'Amore - L'arte dell'inganno

a cura di Angelo Criscuoli

Scritto da (admin), giovedì 3 luglio 2014 15:21:35

Ultimo aggiornamento giovedì 3 luglio 2014 15:21:35

"l'uomo è misura di tutte la cose" dicevano i sofisti greci riflettendo sulla ricerca della verità. E' l'uomo il grande "artefice": che crea e distrugge i propri manufatti, modificando la natura a proprio piacimento; che scrive la storia e genera la cultura, o meglio "le culture" dei popoli.

Così sull'altare di una delle più belle chiese sconsacrate del mondo, all'interno del Complesso Monumentale dell'Annunziata, immagine simbolo di Ravello e della Costiera Amalfitana, figura l'opera "Mind" di Antonio D'Amore (nato a Santa Maria Capua Vetere nel 1977):il cervello umano, ciò da cui "tutto" ha avuto origine. L'ex Chiesa dell'Annunziata è una location ideale per assaporare i capolavori artistici di questo talento emergente del panorama contemporaneo italiano: un autentico luogo dello spirito, denso di storia e sacralità. Lungo le pareti della maestosa navata, grandi dipinti su tela dai colori sgargianti si alternano alle finestre ad arco, che si aprono su uno dei paesaggi più celebri della Costiera. Opere che catturano l'attenzione del visitatore, dapprima per il suggestivo impatto cromatico e, subito dopo, per l'affascinante racconto che dischiudono sull'"ingannevole" vicenda umana.

L'arte è sublime mistificazione, e attraverso l'arte D'Amore celebra il grande "mistificatore": l'essere umano, che da sempre ha posto principi e scale valori, con alterne fortune ed esiti incerti; spesso per mascherare gli istinti più bassi e la brama di potere; per giustificare o consolidare modelli tradizionali di prevaricazione degli uni sugli altri ("Doppia strage").

L'artista campano sembra volerci dimostrare che ogni umana "verità", quanto più è fortemente gridata, invocata, imposta, "comunicata" (attraverso linguaggi testuali o iconici, che pretendono di certificarla), tanto più pare reggersi sul nulla, sull'illusione, sull'"inganno" (consapevole o meno), che l'uomo ha perpetrato e di cui si nutre da sempre.

E così, nelle sue opere, i presunti ed appariscenti linguaggi esplicativi (sovrapposizioni sghembe di immagini, segni, simboli e codici alfa-numerici) diventano enigmatici ed insussistenti; decorazione ambigua per il confezionamento di un messaggio che vuole apparire bello quanto convincente: capace di plagiare le coscienze e di rassicurarle sulla certezza dei valori proposti (o imposti).

Valorietici: che discriminano il bene dal male, le condotte morali da quelle indecenti ("Vittime di Circe", "Amore proibito"). Dogmi religiosi, che invocano la "vera" fede e denigrano i falsi miti, separando il sacro dal profano ("Exceptional transport", "Non bastò Irene", "Under burka"). Valori economici: come la moneta e le c.d. "leggi" di mercato ("Economy moving"). Principi scientifici, su cui si basa la "vera" scienza contro la superstizione ("Mind"). Canoniestetici, che distinguono il bello dal brutto ("Kouroi", "The shame of Venus", "Venere", "Containers"). Dottrine politiche, che pongono le "giuste" regole di convivenza civile e gli auspicabili obiettivi sociali. E così via.

Antonio D'Amore, artista ironico ed eclettico, novello Spartaco di quella che fu la "Capua antica" (in cui nacque la rivolta dei gladiatori schiavi di Roma), ci invita, con umiltà socratica ("so di non sapere") e spirito critico scevro da pregiudizi, a "dubitare" di tutto il sistema di credenze di cui siamo "schiavi". E lo fa nel modo che si conviene ad un grande artista: attraverso una serie di creazioni seducenti, sintesi mirabile di frammenti di arte del passato, manipolati e contaminati da scritte ed immagini ammiccanti e trasgressive, proprie dello stile comunicativo dei mass-media contemporanei, dominato dalle tecniche persuasive del linguaggio pubblicitario.

In fondo, già l'aneddoto biblico del "frutto proibito della conoscenza del bene e del male" (per richiamare il testo sacro più vicino alla cultura occidentale), ci avvertiva che il "peccato originale" dell'uomo, ossia a lui connaturale (e quindi inscindibile dal suo destino, nonché fonte di tutti gli errori), sarà sempre la "falsa" pretesa di conoscere la "verità".

Forse siamo tutti condannati all'ignoranza, ma D'Amore, sarcastico, sottolinea che ognuno di noi si "illude" di essere "diverso" ("Different" , "Casting per Eva"); ognuno vorrebbe distinguersi dalla massa; ma resta, invece, ridicolamente imprigionato nello status di "bugiardo anche con se stesso"... alla perenne ricerca della verità!

Un mostra da non perdere, quindi; un must per i visitatori estivi di Ravello, che potranno visitarla gratuitamente, scendendo i pochi gradini che da Villa Rufolo conducono al Complesso dell'Annunziata. Un percorso breve e piacevolissimo, per godere dell'infinita bellezza di un luogo di silenzio e contemplazione. Un luogo che si arricchisce, con questa mostra, di emozioni e sensazioni indimenticabili, per l'osservatore che saprà cogliere la gradevole commistione di colore, ironia e buon senso, sapientemente dosati nelle opere esposte.

Angelo Criscuoli - curatore della mostra

Antonio d'Amore: cenni biografici

Antonio d'Amore nasce nel 1977 a Santa Maria Capua Vetere (CE). Intraprende giovanissimo gli studi nel campo dell'arte e, dopo una lunga ed appassionata ricerca personale, approda alla pittura come principale mezzo d'espressione. La sua carriera artistica è stata sin dall'inizio sostenuta da importanti consensi di critica e di pubblico. Le sue opere hanno catturato l'attenzione di molti galleristi e collezionisti, grazie ai quali oggi è possibile ammirarle in musei e gallerie nazionali ed internazionali. Dal 2011 inizia la collaborazione con Bell'Arte - Associazione per la promozione dell'Arte e della Cultura e le sue opere entrano a far parte di alcune delle esposizioni più importanti curate da Angelo Criscuoli (Presidente di Bell'Arte) in Costiera Amalfitana, accanto ad artisti di fama internazionale ("Italian Art Tour", Ravello, Villa Rufolo, 2011; "Quando la memoria diventa Arte", Positano, Museo del Viaggio, 2012; "Tra sogno e mito", Maiori, Palazzo Mezzacapo, 2013).

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