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presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli fino al 16 marzo 2017

Carlo di Borbone e la diffusione delle Antichità

UNA MOSTRA IN CONTEMPORANEA IN TRE SEDI, A NAPOLI, MADRID E CITTÀ DEL MESSICO, COLLEGATE TRA LORO E ACCESSIBILI RECIPROCAMENTE GRAZIE ALLA MULTIMEDIALITÀ.

Scritto da (admin), venerdì 16 dicembre 2016 12:07:03

Ultimo aggiornamento venerdì 16 dicembre 2016 12:07:03

Un altro atteso evento dopo la riapertura a fine ottobre della Sezione Egizia, con l’esposizione di oltre 1400 opere della collezione, per il MANN di Napoli - da un anno sotto la direzione di Paolo Giulierini - che superando ogni aspettativa si appresta a raggiungere a fine 2016 il traguardo (preventivato per il 2019) di 500.000 visitatori, con un più 30% di ingressi rispetto all’anno precedente. Un’altra importante collaborazione internazionale che vede protagonista il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, a poche settimane dall’intesa quadriennale siglata da Giulierini con il Museo Statale Ermitage, insieme alla Soprintendenza di Pompei, e a un mese dall’inaugurazione in America della mostra "Pompeii. The exhibition", realizzata dal museo napoletano con opere delle sue imponenti collezioni. Questa volta la sinergia è con Madrid - l’Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando - e con Città del Messico, ove è coinvolta la Facoltà di Arte e Disegno dell’Università locale, ed è alla base dell’affascinante mostra che il MANN dedica insieme ai partner esteri a Carlo III di Borbone, nell’ambito delle celebrazioni per il trecentesimo anniversario della nascita dell’illuminato sovrano: una mostra diffusa in tre sedi - in Italia, Spagna e Sud America - che contemporaneamente ricordano il ruolo all’avanguardia svolto dal reale borbonico nella trasmissione della conoscenza e della passione per le Antichità. Carlo infatti - che trascorse la sua giovinezza a Napoli e che qui volle erigere un edifico per accogliere la ricca collezione Farnese ereditata dalla madre - non si limitò solo a recuperare, anche contro la volontà e il parere della corte, le straordinarie opere d’arte che Ercolano, Pompei e Stabia rivelavano, ma volle esporre al pubblico le opere rinvenute e trasformò la sua passione per le antichità in strumento di propaganda del suo regno e delle sue virtù personali, promuovendone la conoscenza con i mezzi all’epoca all’avanguardia: preziosi volumi a stampa realizzati a Napoli; calchi in gesso delle sculture bronzee rinvenute nella Villa dei Papiri a Ercolano, portati a Madrid per poter rivedere (re di Spagna dal 1759) quanto lasciato nell’Herculanense Museum e infine copie di questi per l’Academia de San Carlos di città del Messico, perché anche nel Nuovo Mondo gli allievi delle accademie di arte e di disegno potessero conoscere le antichità. Le copie dei gessi sono andate perdute ma rimane una ricca raccolta di disegni da esse derivati. Napoli dunque con gli originali, Madrid con i gessi settecenteschi, Città del Messico con i disegni sono legate da un comune patrimonio di "antichità" che da dicembre fino al 16 marzo 2017 sarà presentato contemporaneamente nelle tre sedi - che a tale scopo hanno stipulato un accordo di collaborazione - fulcro di percorsi espositivi capaci di dialogare tra loro anche a distanza grazie alle moderne tecnologie. "Una mostra – spiega il Direttore del Museo Paolo Giulierini - da intendersi come una tappa per la crescita del nostro Istituto, in coerenza con il grande sforzo attuato quest’anno per riaprire e riconnettere il Museo alla città e al pubblico e con il programma strategico presentato 2016-2019. Tappe successive in questo ambito vedranno proseguire l’opera di restauro dei rami, nuove acquisizioni librarie di pregio ma soprattutto l’emersione a livello narrativo, nell’allestimento museale, della figura del Sovrano. Dietro al formarsi di eccezionali collezioni museali ci sono infatti, costantemente, grandi personaggi e irripetibili contesti storici. La mostra oggi e il museo domani di questo daranno conto" Il Museo archeologico di Napoli, oltre alle prestigiose edizioni d’epoca, possiede più di 5000 matrici in rame della Stamperia Reale (avviata nel 1748) espressione della volontà del sovrano di propagandare le stupefacenti scoperte archeologiche che resero Napoli, per una felice stagione, la capitale d’Europa. Per illustrare le Antichità Carlo di Borbone chiamò a Napoli alcuni fra i migliori disegnatori e incisori operanti in Italia, che andarono a costituire la cosiddetta Scuola di Portici, annessa alla Stamperia quale officina di calcografia. Sotto la supervisione di Bernardo Tanucci la Stamperia realizzò gli splendidi volumi delle "Antichità di Ercolano esposte" (il primo volume uscì nel 1757) con le riproduzioni volutamente fedeli degli oggetti e le spiegazioni della loro funzione o del loro significato da parte dell’Accademia Ercolanese, altra creazione sovrana che rese possibile la divulgazione di ciò che tornava alla luce nei siti vesuviani. Una selezione delle 200 preziose matrici di recente sottoposte a restauro, grazie alla competenza dell’Istituto Centrale per la Grafica, costituisce ora il nucleo attorno al quale si sviluppa l’inedita mostra allestita al MANN di Napoli a cura di Valeria Sampaolo e che complessivamente conta circa sessanta opere, tra dipinti, disegni, incisioni, sculture, affreschi, documenti storici e rami. Nella prima sezione ci viene restituita l’immagine del sovrano attraverso la sua iconografia, dalla più tenera infanzia fino agli anni napoletani; la seconda sezione è dedicata all’attività di scavo nelle città vesuviane con l’esposizione, o il rimando, agli originali più famosi scoperti fino al 1759 e che il sovrano certamente vide: dalle "Ercolanesi" dello scavo del principe d’Elboeuf, alle grandi statue in bronzo dallAugusteum o dal Teatro di Ercolano, fino alle sculture in bronzo e in marmo della Villa dei Papiri. Segue una sezione dedicata appunto all’attività della Stamperia con l’esposizione delle matrici in rame delle Antichità - affiancate alla prova di stampa e all’oggetto originale copiato nel rame - di quelle enormi della Dichiarazione di L. Vanvitelli, e dei capilettera da lui stesso disegnati per le Antichità. Un’opera – Le Antichità di Ercolano esposte - che oggi è un documento unico e straordinario e che all’epoca fu considerata non solo un’impresa storica ma anche un fondamentale punto di riferimento: "Non si fanno più bronzi, intagli, pitture che non si copino dall’Ercolano" scriveva da Parigi nel 1767 l’abate Ferdinando Galiani a Tanucci. La mostra si chiude con la partenza di Carlo per la Spagna che, lasciando Napoli, si tolse l’anello antico che aveva sempre portato al dito dal momento della scoperta a Pompei. "Con Carlo e ‘i suoi uomini’ – scrive Giulierini - l’annoso e spesso sterile dibattito, purtroppo attuale, che pone come antagoniste conservazione e valorizzazione, era stato ampiamente superato dall’idea geniale di inserire in un unico ‘cortometraggio’ l’esperienza dello scavo, del restauro, dell’esposizione e della veicolazione dei contenuti tramite una stampa integrata da immagini. A volte, per dare semplici risposte al presente, basta dare una rapida occhiata all’operato di chi ci ha preceduto, avendo il coraggio di ammettere che talvolta le ‘epopee culturali’ passate ancora fanno scuola." Moderne tecnologie multimediali garantiscono alla mostra una perfetta integrazione con le sedi espositive estere, proprio per offrire uno sguardo di insieme sulla capacità del sovrano Borbone di promuovere la ricerca e soprattutto la diffusa conoscenza di quelle antichità dalle quali sarebbe nato il Neoclassicismo. Ricostruzioni 3D, restituzioni ad alta definizione e realtà virtuale permetteranno al pubblico e agli studiosi di vedere, senza che siano spostati, oggetti in ciascuna delle tre sedi internazionali ripercorrendo, con strumenti e linguaggio attuali, l’azione divulgatrice di Carlo per avvicinare il pubblico al clima di scoperta, innovazione e studio che animò gli anni del suo regno.

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