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Complesso Monumentale Santa Maria al Rifugio

Cava e la sua Abbazia nei paesaggi della cultura europea

8 Ottobre 18 Dicembre 2011 Cava de' Tirreni

Scritto da Ufficio Millennio Comune di Cava de' Tirreni (admin), sabato 26 novembre 2011 18:29:03

Ultimo aggiornamento lunedì 26 dicembre 2011 09:38:06

Nell'ambito delle celebrazioni per i mille anni dalla fondazione dell'Abbazia benedettina di Cava de' Tirreni (Sa), sabato 8 ottobre alle ore 18, nella città metelliana, presso il Complesso Monumentale di S. Maria del Rifugio, è stata inaugurata la mostra Cava e la sua Abbazia nei paesaggi della cultura europea. Promossa dal Comitato Nazionale per la Valorizzazione dell'Abbazia della SS. Trinità, patrocinata dal Ministero per i Beni Culturali - Soprintendenza BSAE di Salerno e Avellino, dalla Regione Campania, dalla Provincia di Salerno ed organizzata dal Comune di Cava de' Tirreni, l'esposizione è curata dalla prof.ssa Ada Patrizia Fiorillo, docente di Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Università degli Studi di Ferrara.
A motivare questo percorso, nato come segmento del programma espositivo Mille anni: come un turno di veglia nella notte all'interno del quale sono accolti i tracciati tematici allestiti presso la sede abbaziale, è l'idea di sottolineare la fortuna di Cava e della sua storica Abbazia, nelle rotte del viaggio 'moderno', in particolare quello avviato verso il Sud d'Italia dalla cultura illuminata protrattosi, con spinte e sollecitazioni aggiornate, per tutto il XIX secolo.
Alla fortunata iconografia della città guarda questa mostra, cogliendo le molteplici interpretazioni che - scrive Ada Patrizia Fiorillo - di essa hanno dato artisti, letterati, viaggiatori, orientati a sceglierla, in ragione della sua posizione e conformazione, come meta o tappa, in sostanza prezioso territorio dove affinare i sensi di un' esperienza culturale di portata europea. È infatti la sua vicinanza alla capitale napoletana, il suo essere percorso quasi obbligato di attraversamento per i luoghi della Magna Grecia, nonché la peculiarità delle sue attrattive naturalistiche ed architettoniche a sollecitare lo sguardo dei viaggiatori. Valgano in tal senso nomi di artisti come quelli di Jacob-Philipp Hackert, Lancelloto Turpin de Crissè, Jean Pierre Pequinot, Joseph Rebell, John Smith, Ernest Fries, Eduard De Vigne, di storici come Georg Gottfried Gervinus o di letterati come Henry Swinburne, John Chetwode Eustace, Richard Cappel Kraven, Paul Guillaume, Andrè Gide, Walter Scott. Esperienze cui si affiancheranno, come fenomeno del 'viaggio nel viaggio', gli interpreti della "Scuola di Posillipo", attiva a Napoli più o meno dal 1820 alla metà del secolo. Nei felici esiti prodotti da un nuovo modo di intendere la veduta, i posillipisti, da Pitloo a Giacinto Gigante, ai fratelli Carelli, a Duclére, ai Vianelli, si proporranno in una dimensione di portata europea che si prolungherà fino alla svolta operata in termini di dettato verista dai fratelli Palizzi, giungendo al naturalismo di Domenico Morelli o degli interpreti della 'Scuola di Resina".
Tenendo presente questa traccia, l'esposizione propone un percorso articolato lungo tre segmenti di lettura: il contesto urbano, il paesaggio naturale, l'Abbazia e l'Eremo. Si tratta di nodi che notoriamente concorrono, attraverso topoi privilegiati, alla ricostruzione iconografica della cittadina metelliana.
Circa settanta le opere presenti in mostra, tra dipinti, disegni e stampe, anche in edizioni di volumi rari, come i celebri tomi Vues d'Italie Dessinées d'apres nature pubblicati a Parigi tra il 1827 ed il '32 con tavole litografiche realizzate su disegni di Charles Rémond. Opere, come questa in gran parte provenienti da prestigiose collezioni private, nonché da raccolte di musei ed istituzioni italiani. Ad aprire il percorso il noto cartone Veduta della Cava, 1792 del prussiano Hackert concesso dalla Reggia di Caserta, affiancato da due disegni, l'uno proveniente da raccolta privata e l'altro dalla Società di Storia Patria di Napoli. Diverse le opere di Anton Smink Pitloo accolte nel percorso, in gran parte realizzate tra lo scadere degli anni Venti e la metà degli anni Trenta, arco di tempo nel quale si collocano i ripetuti soggiorni nel salernitano dell'artista olandese giunto a Napoli nel 1815. Tra queste alcuni disegni facenti parte delle raccolta del Museo di San Martino di Napoli e alcuni oli come Il ponte di San Francesco a Cava dei Tirreni della collezione del Banco di Napoli Esempi significativi tra le interpretazioni della 'Scuola di Posillipo' vanno considerati la grande tela di Gonsalvo Carelli, Veduta di Corpo di Cava, 1837 in prestito dalla collezione del Palazzo Reale di Napoli e dello stesso autore la sognante Cava dei Tirreni, 1845 proveniente dalla Pinacoteca dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, istituzione che ha concesso anche il bel dipinto di Gabriele Smargiassi, Grotte di Bonea a Cava. Molti anche i Giacinto Gigante, in particolare acquerelli e disegni messi a disposizione dal Museo Nazionale di Capodimonte, tra questi Paesaggio con San Girolamo, 1852, Paesaggio presso Bonea, 1823 e Grotte presso Bonea, 1836, a conferma dei ripetuti soggiorni dell' artista a Cava. Una valle alle cui lusinghe cedono anche autori come Ercole Gigante del quale è in mostra Avvocatella alla Cava, una penna ed inchiostro acquerellato del Museo di Capodimonte, Salvatore Fergola e suo figlio Francesco o Giovanni Giordano Lanza, presente nel tracciato con un disegno della facciata della Abbazia concesso dalla Pinacoteca Provinciale di Salerno quale parte della collezione di Villa Guariglia a Raito.
È un tracciato che si intreccia inoltre con opere di autori quali Turpin de Crissè, Pio Joris, Caruelle d'Aligny, fino ad interpreti quali Nicola Coda, Achille Guerra, Angelo Della Mura, Marco De Gregorio con una bellissima raffigurazione dell'Abbazia di collezione privata.
Un continuo rimando di sguardi tesse dunque il filo del percorso espositivo evidenziando soprattutto l'aspetto della ripetitività iconografica. Aspetto questo proprie alle stampe, 'pagine' incise o litografate a corredo di edizioni letterarie o di guide, che concorrono, fin dalla seconda metà del Settecento, ad orientare lo sguardo del viaggiatore. In tal senso una campionatura di esse accolta in mostra: tra queste i fogli disegnati da artisti quali artisti quali Claude-Louis Chatelet, John Smith, Charles Bourgeois, Charles Rémond, Achille Etna Michallon, Jules Coignet.
A completare il percorso è una sezione documentativa della città nel corso del XX secolo, così come testimoniata dall'occhio fotografico di Giulio Parisio. Circa una ventina le fotografie accolte in mostra concesse dall' archivio fotografico 'Fondo Parisio' della locale Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo.
A corredo della mostra un elegante catalogo è edito dalla casa editrice Gaia che, oltre a documentare il percorso delle opere, si avvale di un saggio storico-critico della curatrice e di contributi quali quello di Linda Gezzi per la suggestione dell'immagine narrata e di Rossella Luciano per gli apparati.
La mostra rimarrà aperta fino al 18 dicembre 2011, secondo i seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle 17.00 alle 21.00, il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 21.000.

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