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dal 15 settembre presso il Museo del Vetro di Murano

La Collezione Barry Friedman, Venetian Heritage. La metamorfosi del vetro nel Novecento

Scritto da (admin), lunedì 18 settembre 2017 12:36:07

Ultimo aggiornamento lunedì 18 settembre 2017 12:36:07

177 opere della Collezione Barry Friedman, tra cui capolavori firmati da Bianconi, Buzzi, Nason, Poli, Scarpa e Zecchin realizzati presso le più importanti e storiche vetrerie muranesi quali Seguso, Barovier e Toso, Cenedese, Salviati e Venini, approdano in prestito a lungo termine al Museo del Vetro di Murano, dove sarà esposta una prima selezione di oltre cinquanta pezzi.

A poco più di due anni dal radicale intervento di restyling che ha interessato la sede espositiva di Murano, consentendo di raccontare con rinnovato vigore la straordinaria avventura del vetro dalle origini fino ai giorni nostri, il Museo del Vetro si arricchisce di un nuovo corpus di opere appartenenti alla prestigiosa collezione del gallerista newyorkese Barry Friedman.

Attraverso questa importante operazione, resa possibile grazie alla collaborazione tra la Fondazione e Venetian Heritage - organizzazione internazionale non-profit che agisce nel quadro del Programma congiunto UNESCO-Comitati Privati Internazionali per laSalvaguardia di Venezia (e che ha finanziato anche il restauro delle sculture di Antonio Rizzo a Palazzo Ducale) - viene ribadita ancora una volta la propensione all'internazionalità della Fondazione Muve, in particolare del Museo del Vetro di Murano, che accoglie ora una delle più rilevanti collezioni vetrarie d'oltreoceano. L'evento è parte integrante della rassegna ‘The Venice Glass Week' in programma dal 10 al 17 settembre a Venezia e Murano (www.thevenicewglassweek.com).

Attraverso l'opera di artisti del calibro, tra gli altri, di Fulvio Bianconi, Tomaso Buzzi, Napoleone Martinuzzi, Carlo Scarpa, Archimede Seguso, Ermanno Toso, Paolo Venini e Vittorio Zecchin, autori di alcuni tra i più importanti oggetti esposti, la collezione Barry Friedman si presenta come un'intima narrazione delle vicende dell'arte vetraria, implementando inoltre la sezione del museo dedicata al Ventesimo secolo.

È durante il ‘900 infatti che i Maestri vetrai, declinando le antiche tecniche mediante nuove soluzioni estetiche che combinavano con estrema originalità stile e design, diedero vita a un oggetto artistico universalmente riconosciuto nel mondo.

Barry Friedman ha sempre amato scoprire importanti opere d'arte. Dal suo primo piccolo vaso della manifattura Loetz nel 1966 fino al lavoro degli artisti di talento che espone oggi. Con quel primo pezzo ha cominciato ad apprezzare l'arte vetraria di grandi artisti quali Emile Gallé e Tiffany.

All'inizio degli anni settanta ha cominciato a collezionare e a trattare i dipinti dei pittori simbolisti e pre-raffaelliti come Gustav Moreau, Fernand Khnopff, Ferdinand Hodler, Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones e altri. Alla fine degli anni sessanta è stato uno dei primi americani a trattare l'Art Déco, tra cui anche dipinti di Tamara de Lempicka.

La mostra del 1983 ‘From MackIntosh to Mollino: Fifty Years of Chair Design' ha ricevuto consensi unanimi della critica da New York a Tokyo e ha fatto soprannominare Friedman «The Chair Man» (l'uomo della sedia).

Altre importanti mostre curate dalla Barry Friedman Ltd. sono state ‘Fernand Khnopff and the Belgian Avant-garde' (1983); ‘The Bauhaus: Masters & Students' (1987); ‘Gerrit Rietveld: A Centenary Exhibition' (1988), mostra itinerante negli Stati Uniti; ‘Tamara de Lempicka ‘(1983 & 1996) e ‘Design Italian Style' (dove erano esposti mobili di Carlo Mollino e Carlo Graffi e vetro vintage di Murano, 1997).

Più recentemente nel 2009, ‘Venice: 3 Visions in Glass', mostra presentata sia in Europa che negli Stati Uniti. Negli anni ottanta, Friedman cominciò a collezionare fotografia d'avanguardia che lo condusse a una partnership con Edwynn Houk nella gestione della Houk Friedman Gallery. Fu così che espose le foto di grandi artisti quali Man Ray, Lissitzky, Moholy-Nagy e Rodchenko, oltre alle opere contemporanee di Lynn Davis e Sally Mann, il primo artista vivente con il quale ha lavorato.

Oltre a questa partnership, Friedman ha iniziato a collezionare oggetti d'arte in vetro di produzione italiana dal 1900 al 1950. «Contemporaneamente, alla Barry Friedman Ltd.» - racconta Friedman, - «ho iniziato a esporre i lavori dei designer francesi degli anni quaranta e cinquanta, tra cui le opere di Jean Prouvé, Serge Mouille e André Arbus. Ho anche cominciato a interessarmi di dipinti cubisti, costruttivisti e della Neue Sachlichkeit. A metà degli anni novanta, sono ritornato al mio amore per il vetro artistico quando ho conosciuto l'opera di Michael Glancy. Questa scoperta mi ha condotto ad avvicinarmi ad artisti italiani del vetro come Laura de Santillana e Cristiano Bianchin».

Nel 2000, Friedman ha rivisitato le sue radici Art Déco inaugurando la Friedman & Vallois in Madison Avenue, a New York, in collaborazione con i suoi amici e colleghi Bob e Cheska Vallois, della Galerie Vallois di Parigi. «Scoprire le opere di Ettore Sottsass e Ron Arad con colui che all'epoca era il mio direttore, ossia Marc Benda, ci ha condotto alla nostra partnership nella Friedman Benda Gallery nel 2007. La galleria rappresenta designer di riferimento quali Wendell Castle, Joris Laarman e una nuova generazione di designer, pittori e fotografi».

Informazioni per la stampa

Fondazione Musei Civici di Venezia

Riccardo Bon

T +39 0412405225 - 32

M +39 346 0844843

press@fmcvenezia.it

Villaggio Globale International
Antonella Lacchin
T +39 0415904893
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lacchin@villaggio-globale.it

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