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Lifestyle

Salvatore Ferragamo - Ispirazioni e visioni

Scritto da (admin), giovedì 21 luglio 2011 22:07:33

Ultimo aggiornamento giovedì 21 luglio 2011 22:09:33

"Tutti viaggiamo nel flusso di un'eterna marea, e l'eterna marea non avrà mai fine".
Da Il calzolaio dei sogni. Autobiografia di Salvatore Ferragamo (ed. Skira 2010)

Il 26 maggio 2011 il Museo Salvatore Ferragamo di Firenze inaugura nei suoi spazi espositivi nello storico Palazzo Spini Feroni, dal 1938 sede dell'omonimo brand, una nuova mostra e un nuovo allestimento.
Le prime due sale del museo saranno da questo momento dedicate alla storia e all'opera di Salvatore Ferragamo, con un'esposizione a rotazione dei modelli di calzatura da donna più creativi e più rappresentativi del suo lavoro, per soddisfare le curiosità del pubblico, dei fan Ferragamo e dei feticisti della scarpa da donna, che sono moltissimi. Le altre sale, invece, ospiteranno le mostre curate e organizzate dal museo su temi ogni volta diversi e inediti, ma con il comune denominatore di prendere spunto dalla storia Ferragamo e dalle sue celebri scarpe.

Salvatore Ferragamo Ispirazioni e visi oni: le opere in mostra
Il progetto in questione è il più complesso che sia mai stato realizzato dal Museo Salvatore Ferragamo. Se si esclude la sezione permanente del museo, dove saranno esposti 102 modelli diversi di scarpe oltre ai documenti, alle foto e alle forme di legno dei piedi delle clienti famose, la mostra vera e propria ospiterà 255 pezzi, di cui 99 scarpe di Salvatore Ferragamo, dagli anni Venti alla fine del 1950, e 156 opere d'arte provenienti da collezioni pubbliche e private, non solo fiorentine e italiane, ma anche internazionali.
Cosa accomuna il Mantello di penne di Ibis rubra, realizzato nel XVI secolo in Brasile e appartenuto alle collezioni di Cosimo II de' Medici, proveniente dal Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze, la Natività di Sano di Pietro dei primi del Quattrocento, le illustrazioni di Sonia Delaunay per il libro La prose du Transsibérien et de la petite Jehanne de France della Biblioteca Nazionale di Firenze, o i disegni di Andy Warhol di scarpe su foglia d'oro della Collezione Luigino Rossi di Venezia ai modelli di Ferragamo? Le risposte si ritrovano nel viaggio compiuto a ritroso nell'immaginario di Salvatore Ferragamo, alla ricerca delle fonti della sua fantasia creativa.
Esiste sempre una fonte d'ispirazione per un artista quando elabora un'idea creativa? È una sola e facilmente identificabile o è un insieme di molte suggestioni, a volte lontane nel tempo e nello spazio, mischiate tra loro come in un cocktail, oltre i confini della consapevolezza? Come interagiscono le ispirazioni con la storia personale dell'individuo, con la cultura, con il talento, con l'esperienza tecnica, con le emozioni? E come è possibile che suggestioni molteplici possano condurre ad idee simili prodotte per analogia da menti diverse nello stesso arco di tempo?
Le strade da prendere in considerazione, come accade per ogni artista che si rispetti, sono varie, ma alcune sono le vie principali. Nel caso di Ferragamo, due sono i momenti della sua vita in cui si sono verificate le condizioni favorevoli per l'elaborazione di ispirazioni e di visioni che avrebbero influenzato il futuro dell'artista: l'arrivo in California alla metà degli anni Dieci e il rientro in Italia nel 1927, a Firenze, una città che negli anni Venti era al centro della vita artistica e culturale del paese.

Da Hollywood a Firenze. La scoperta del tesoro di Tutankamon, le avanguardi e artistiche e il fascino dell'arte applicata nelle raccolte museali fiorentine
L'esperienza vissuta da Salvatore Ferragamo a Hollywood, nell'ambiente legato alla nascente industria cinematografica, procura al giovanissimo italiano non solo la notorietà e il successo come 'calzolaio delle dive', ma anche occasioni di conoscenze straordinarie, di studio senza fine e di sperimentazioni.
La scoperta nel 1922 del tesoro funerario del faraone Tutankamon in Egitto, solo per citare un esempio, che tanta influenza ebbe sul mondo della moda in generale, nel cinema rivela in tutta la sua forza l'alto potenziale creativo e viene immediatamente messa a frutto da Ferragamo nei modelli e nelle decorazioni dei sandali che Cecil B. De Mille, il grande regista del cinema muto, affascinato dall'Oriente, commissiona a Salvatore per calzare gli attori protagonisti del film I dieci comandamenti. Occasione che per Ferragamo si ripeterà qualche anno dopo con la scoperta della Villa dei Misteri a Pompei, fonte d'ispirazione per l'arte e la grafica contemporanea e per Salvatore di una linea di scarpe, chiamate appunto
Pompeian, e di un sandalo, il Coturno, ispirato al mondo classico, allacciato intorno alla caviglia come un calzare romano, soggetto preferito delle sue prime pubblicità.
L'ambiente californiano e la cultura del territorio sono stati fonte per Ferragamo di continui spunti creativi. Le decorazioni degli accessori e degli abiti utilizzati dai nativi americani, le combinazioni di tessuti e colori dei quilt realizzati dalle comunità quacchere, la ricchezza dell'artigianato sudamericano, che impiega i materiali più stravaganti, come le variopinte piume di uccello, sono riflesse nei modelli di quegli anni e ritornano nelle innovazioni dei decenni successivi come una sigla del suo stile. La decisione di ritornare in Italia nel 1927 e di fermarsi a Firenze è maturata in Ferragamo dalla necessità di trovare maestranze abili nella produzione di scarpe fatte a mano, ma anche dal desiderio di ritrovare nella cultura artigianale e artistica locale fonti autentiche di ispirazione. Ferragamo a Firenze rimarrà colpito non solo dai monumenti della città più noti e famosi al turismo internazionale, ma anche dalle molte collezioni pubbliche e private cittadine dove erano documentati straordinari esempi di arte applicata, da cui Ferragamo era per indole attratto. La collezione di Frederick Stibbert, ad esempio, eclettica e di buon gusto, suggerisce a Ferragamo le forme delle calzature, gli intrecci delle tomaie, persino i disegni di ricami, fedelmente ripresi da abiti conservati nella raccolta. Sensazioni analoghe provocheranno le collezioni del Museo Archeologico e del Museo di Etnografia e di Storia Naturale, pozzi senza fondo di idee, intuizioni, esperimenti creativi, ieri come oggi.
Accanto all'interesse per la tradizione e il reperto di storia, Ferragamo subisce il fascino delle sperimentazioni sui materiali e sui colori che gli artisti delle avanguardie, primi fra tutti i futuristi, ma anche Thayaht, Sonia Delaunay, Marcel Duchamp, Gio Ponti, stavano compiendo negli stessi anni e di cui Firenze costituiva negli anni Venti un epicentro culturale di prim'ordine.

Lo spirito del tempo
L'atteggiamento mentale di Ferragamo a recepire lo spirito del tempo continua per tutti gli anni della sua attività, mostrando non solo influenze ma anche analogie con artisti e designer contemporanei, che arrivano in campi diversi a soluzioni estetiche e tecnologiche vicine a quelle di Ferragamo, come quando Jacobsen crea la sua famosa poltrona ad uovo nello stesso anno in cui Ferragamo brevetta la suola a conchiglia in cuoio, una trasposizione in suola della forma ergonomica di quella poltrona, oppure Andy Warhol disegna le sue scarpe su foglia d'oro nel 1956, esattamente quando Ferragamo crea per la moglie di un ricco magnate il suo sandalo in oro a 18 carati.
In altre occasioni, sono le creazioni e il lavoro di Salvatore Ferragamo a essere fonte di ispirazione per i contemporanei, con i quali instaura spesso una proficua collaborazione, come quando Lucio Venna disegna le pubblicità di alcuni modelli, Pietro Annigoni dipinge il ritratto di Ferragamo e Alvaro Monnini realizza uno dei primi disegni di foulard prodotti con la firma Ferragamo.

Salvatore Ferragamo e Stephen Jones: due creativi a confronto
Ferragamo scrive nella sua autobiografia: "Come posso spiegare la mia innata capacità di creazione? Io non ho bisogno di cercare i modelli. Quando ne voglio dei nuovi scelgo fra quelli che si presentano alla mia mente così come, a tavola, scelgo una mela dalla fruttiera colma". In queste parole il creativo sembrerebbe negare ogni ispirazione, ogni riferimento ad altro da sé. In altri passaggi della sua autobiografia, per giustificare l'evoluzione del suo pensiero, parla più chiaramente di reminiscenza, di reincarnazione, riecheggiando sì le teorie teosofiche in voga in certi ambienti cultural-aristocratici fiorentini degli anni Venti e Trenta, come è stato proposto da Luca Scarlini e Sergio Risaliti nei testi del catalogo che accompagna la mostra, ma anche per l'evidente difficoltà a spiegare a parole la creatività. Che in realtà non si può definire.
Si può solo riconoscere, come accade vedendo i cappelli di Stephen Jones, l'eccentrico e raffinato inglese che ha fatto della modisteria una professione d'artista e che è stato invitato a partecipare a questa mostra per testimoniare la creatività contemporanea nella sua affascinante complessità. Il primo incontro con Stephen Jones è avvenuto ad Anversa, in occasione della mostra retrospettiva sull'artista allestita al prestigioso MoMu, quando è emersa con chiarezza la similitudine tra il lavoro di Jones e quello di Ferragamo, nonostante la diversità di formazione e di bagaglio culturale e il lasso di tempo che separa i due artisti.
L'abilità artigianale riscontrabile nell'opera di Ferragamo si ritrova identica nelle creazioni di Jones, anche se le tecniche sono diverse, come lo è la destinazione di questi accessori. Analoga tra i due creativi è la passione per il proprio lavoro, l'ossessione della qualità, la sperimentazione infinita sui materiali, dai più banali ai più insoliti, il rigore formale combinato ad una buona dose di humour, che impedisce ai due di prendersi troppo sul serio. Ferragamo pone un corno di rinoceronte sulla punta di una scarpa da donna degli anni Trenta o i tappi di sughero delle bottiglie di buon vino toscano ai piedi delle sue clienti più eleganti, senza preoccuparsi di mimetizzarli. Jones cinquant'anni dopo mette sulla testa di una donna una zampa di leone o una tavolozza da pittore sporca di tinta con la stessa identica noncuranza.
Dopo Anversa, il progetto di collaborazione tra le due firme ha preso corpo a Parigi e a Firenze, dove Jones ha visitato il Museo Salvatore Ferragamo e veduto da vicino le scarpe di Salvatore, sebbene da esperto di storia della moda già ne conoscesse il carattere e il valore. Ispirandosi ai modelli di Ferragamo, Jones ha scelto trenta cappelli del suo archivio che sono esposti per la prima volta a Firenze, selezionando le collezioni in base ai temi che rappresentano le chiavi di lettura dello stile Ferragamo e della sua opera: il colore, le forme architettoniche dei modelli, la fantasia creativa, i materiali, il glamour, legato alle clienti di Ferragamo che hanno indossato quelle scarpe, e il futurismo, scelto come sinonimo delle ispirazioni tratte dal mondo dell'arte.
Jones ha inoltre creato tre cappelli nuovi, che entreranno a far parte della collezione del Museo Salvatore Ferragamo, ispirati questa volta dai modelli forse più incredibili che Ferragamo abbia creato nella sua vita professionale, il sandalo a zeppa multicolore inventato per Judy Garland nel 1938, la zeppa ad F con tomaia in capretto e vinilite del 1947, che sfilò a Dallas con gli abiti 'New Look' di Christian Dior, e il sandalo con tacco a gabbia, uno dei brevetti più innovativi partoriti dalla mente geniale di Ferragamo.
"Con questa mostra - afferma Stephen Jones - ho avuto l'occasione di conoscere a fondo l'opera di Salvatore Ferragamo. E quello che mi piace di più in lui è il jeu d'esprit, il suo senso del gioco e la sua passione. Proprio come me, Ferragamo metteva tutta la sua esperienza di vita e di lavoro in una scarpa".

Salvatore Ferragamo
Ispirazioni e visioni

Museo Salvatore Ferragamo

Sotto il Patrocinio di:
Comune di Firenze

Mostra promossa e organizzata da:
Museo Salvatore Ferragamo

inaugurazione: 26 maggio
apertura al pubblico: dal 27 maggio 2011 al 12 marzo 2012
orario: 10.00-18.00
chiuso il martedì
in agosto il giorno di chiusura è la domenica
biglietto: 5 euro

Mostra a cura di:
Stefania Ricci e Sergio Risaliti con il contributo di Stephen Jones

Progetto di allestimento:
Silvia Cilembrini e Fabio Leoncini

Progetto e regia video:
Daniele Tommaso

Fotografie: Antonio Quattrone

Catalogo Skira, edizione italiano
ed inglese, pp. 168 ill.

Con i contributi di:
Cristina Morozzi, Stefania Ricci, Sergio Risaliti, Luca Scarlini e Stephen Jones

Musei e collezioni private che hanno prestato le opere
Archivio Centrale dello Stato, Roma
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
Musée des Tissus de Lyon, Francia
Musei Provinciali di Gorizia
Museo Archeologico Nazionale di Firenze
Museo Archeologico Nazionale 'Gaio Cilnio Mecenate' di Arezzo
Museo Civico di Treviso
Museo di Storia Naturale, Sezione di Antropologia e Etnologia e Sezione di Zoologia 'La Specola', Firenze
Museo Stibbert, Firenze
Collezione Renzo Arbore, Roma
Collezione Marta Bindi Grassi, Firenze
Collezione CLM Seeber, Roma
Collezione Sandro Michahelles, Firenze
Collezione Ottavio e Rosita Missoni, Milano
Collezione Claudio Monnini, Milano
Collezione privata, Firenze
Collezione privata, Lucca
Collezione privata, Roma
Farsettiarte, Prato
Fondazione Biagiotti Cigna, Roma
Stephen Jones Millinery, Londra
Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia, Sesto Fiorentino (Firenze)
Luigino Rossi. Collezione Privata. Venezia
The Bata Shoe Museum, Toronto, Canada
Tornabuoni Arte, Firenze

Sponsor della mostra
Assicurazione Aon Spa
Trasporti Arteria srl
Impianti di sicurezza Eurosicurezza srl
Impianto di climatizzazione Soc. E. Palchetti & C. srl

Contatti stampa
Marco Brusamolin
+39 02 77111439
marco.brusamolin@ferragamo.com
Laura Buonocore
+30 055 3360406
laura.buonocore@ferragamo.com
Letizia Campana
+39 055 3360449
letizia.campana@ferragamo.com

Galleria Fotografica

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