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Sigilgaida Rufolo in mostra ai Musei REM di Mannheim (Germania)

Scritto da (admin), giovedì 16 settembre 2010 00:00:00

Ultimo aggiornamento giovedì 16 settembre 2010 00:00:00

Verrà inaugurata sabato 18 settembre prossimo, presso il museo il complesso dei Musei REM (Reiss-Engelhorn-Museen) di Mannheim, in Germania, la mostra dedicata alla cultura sveva e al loro rapporto con l'Italia.
Nella città che dista pochi chilometri da Francoforte, celebre per il suo museo dalla superficie espositiva globale di 11.500 m² con circa 1,2 milioni di pezzi, saranno esposti i capolavori dell'età sveva provenienti da ogni parte d'Italia.
Tra queste la straordinaria scultura raffigurante Sigilgaida Rufolo, capolavoro dell'arte duecentesca dell'Italia Meridionale, opera di Nicola di Bartolomeo da Foggia, che lascerà proprio oggi il museo del Duomo di Ravello.
L'iniziativa è stata curata da Lina Sabino, funzionaria di zona della Sovrintendenza B.S.A.E. di Salerno, che stamani è partita abordo del furgone contenete le opere (coperte da una speciale poliza assicurativa pari a 5 milioni di euro) alla volta di Mannheim.
'Accompagnata' da "Il Falconiere", altra opere di pregevole fattura conservata a Ravello, Sigilgaida, abituata ormai a girare il mondo (nel 2007 riscosse un enorme successo al Metropolitan Museum di New York alla mostra "Set in Stone: The Face in Medieval Sculture" e all'"Exempla" di Rimini) rimarrà sulle sponde del Reno fino al prossimo 20 febbraio.
Il busto marmoreo, divenuta uno dei simboli di Ravello nel mondo, esalta la modernità federiciana tesa al recupero della classicità e del naturalismo. Aspetto culturale che si evince anche nel trattato "De arte venandi cum avibus" dove l'imperatore svevo aveva invitato gli artisti ad essere attenti al dato naturale in modo tale da rappresentare "le cose che sono, come sono".
Il busto femminile con diadema e lunghi orecchini di gusto barbaro, tradizionalmente identificato con Sigilgaida Rufolo, fino al 1973 era collocato sulla porta di accesso del pulpito, donato alla Cattedrale dal marito Nicola Rufolo.
I caratteri iconografici avvicinano la donna ad una basilissa bizantina, i capelli sono raccolti in lunghe trecce mentre il viso è reso con un dolce modellato che definisce i tratti somatici e rivela la matrice classica all'interno della quale si muove la ricerca artistica dell'autore.
Nel 1540-41 il vicerè Pedro de Toledo, colpito dalla bellezza della scultura, ordinò di trasferirla a Napoli, dove restò fortunatamente solo per pochi giorni grazie alle rimostranze dei notabili ravellesi. "Et per lo ritorno se ne fece festa et allegria Deo Gratias", si legge in un documento del tempo.
"Una delle più belle sculture di tutta l'arte occidentale, di certo fra le più significative del Duecento d'Italia" la definì lo storico dell'arte Raffaello Causa.

tratto da "Il Vescovado - il giornale di Ravello e della Costa d'Amalfi"

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